PALAZZO CATTANEO

 

Il signorile edificio settecentesco, che si affaccia con i suoi tre piani sulla via Emilia (Strada Maestra o Romera), fu costruito ed abitato dai Cattaneo, antichissima e blasonatissima famiglia che fece la storia di Pontecurone fin dal Medio Evo. Fu eretto probabilmente da don Pier Paolo Cattaneo, figlio del notaio don Germano (Procuratore generale del contado di Tortona), discendente di un ramo illustre dei Cattaneo (A.Berruti Tortona Insigne, pag.192) e sposato con Carolina Acerbi.

I Cattaneo, proprietari di molte cascine e dei due mulini del paese, possedevano anche un antico patronato nobiliare sull’altare di San Giovanni Evangelista, detto in seguito ‘del Suffragio’, posto a metà della navata sinistra di S. Maria Assunta.

Il Palazzo Cattaneo nell’ Ottocento aveva 21 vani, una grande corte interna, su cui si affacciava un fabbricato rustico costituito da scuderia, rimessa, stalla, portico, fienile e due vani ad uso abitativo, con annesso sedime ad uso di giardino, pozzo ad acqua sorgiva e legnaia.

Il Palazzo diede i natali nel 1795 a Don Rodrigo Cattaneo, illustre e straordinario protagonista della storia risorgimentale pontecuronese che, come i suoi antenati, s’impegnò a fondo nell’amministrazione del paese in qualità di Sindaco (dal 1819 al 1822, poi dal 1843 al 1849 e ancora dal 1852 al 1854) , alternandosi, nei mandati alla guida del paese, col Cav. Gaetano Bossi, nipote dell’illustre Giacomo Bossi, promotore dell’Ospedale omonimo, fondato nel 1834 proprio da Gaetano, che ne fu il primo presidente.

Nel Palazzo nacquero e crebbero i discendenti di Don Rodrigo: il figlio Don Luigi nel 1825 e nel 1861 il nipote Don Stefano, che fu per tanti anni Consigliere comunale, Assessore all’istruzione e Presidente dell’Asilo Infantile (dal 1907). Ma l’incarico più prestigioso, che sostenne per tutta la vita, fu quello di Conservatore dell’Archivio notarile di Tortona.

Qui crebbero i tre figli maschi di Don Stefano e Donna Fiorenza Rivara: Luigi, Alfonso e Clelia. Don Stefano accumulò verso la fine dell’800 molti debiti di gioco e cominciò a vendere una dopo l’altra le sue proprietà. Che Don Stefano fosse legatissimo a Palazzo Cattaneo ed amasse la privacy, che quella dimora consentiva a lui e alla sua famiglia, si deduce dal fatto che fece di tutto per non perderlo, seppure carico di ipoteche. Lo conservò, a dispetto dei tanti creditori, forse con la consapevolezza che, a parte l’altare dei Cattaneo nella Collegiata, quella era l’unica, emblematica testimonianza della secolare presenza della sua famiglia a Pontecurone. Vi abitò fino alla morte, avvenuta il 23 settembre 1938; forse quella casa era divenuta per lui un tempio, essendo precocemente mancati lì i suoi due figli maschi: Luigi, a 26 anni nel 1914 e Alfonso, due anni dopo, a 25 anni. Dopo la morte di Don Stefano, la vedova Donna Fiorenza se ne andò a Milano e il 19 dicembre 1938 vendette il palazzo ai coniugi Antonio Massone, commerciante, e Carolina Sagliani, casalinga (Rogito Notaio Carlo Caminada). Oggi il palazzo Cattaneo appartiene ai discendenti della famiglia Massone.

Marialuisa Ricotti

 

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